Fil di sesso cercare anima gemella

fil di sesso cercare anima gemella

capire se ancora parli di me o di un morto vivente! Povero uomo al confine, che consumi un pasto frugale, un avanzo di ieri, io avanzo da sempre. Cotechino e lenticchie, un pezzo di grana, un bicchiere di rosso, un'arancia che incido e poi sbuccio, mentre scrivo dei versi e tra uno spicchio ed un altro ti penso. Scopro la polpa, in parte stopposa, gusto solo quella succosa la rapporto al mio amore, esteriormente insecchito, ma dentro ancora vivido e vero. E mi chiedo del senso di questo mio correre invano, inseguendo un sogno, pazzo, lontano, un sogno che sa di stella ormai morta che ha pure la voce del tempo ormai corta.

Al termine, ecco nel buio ora arranco ti tendo la mano mi spiano, gia' sbando, a te rivolgo lo sguardo mio stanco! E che serve parlare, con chi pensi di andare, se sei sorda e non senti o sei cieca e non vedi? Prima imprechi e straparli, poi ripensi, ti penti! A chi serve il tuo pianto non intendo i lamenti sono larva, gia' striscio cerco l'alba ed il sole mentre affogo nel fango son sommerso dal piscio ed invano io piango non c'e' orecchio che intenda non ce voce. Non c'e' voce che intoni un bel canto d'amore c'e' soltanto il terrore questa strana paura della notte che avanza del mattino che tarda di quel buio che affligge che ogni cosa sommerge, di quell'onda ignorata, tante volte temuta, che. La morte e' qui, a fianco a me s'aggira, sento il respiro suo sulla mia schiena, avvolge queste membra vecchie e stanche mi vezzeggia e spaventa, m'accarezza. L'ombra sua scivola su queste mura bianche, si siede calma al mio camino spento lo sguardo gira con l'occhio pigro e lento. La vedo, mi circuisce, stancamente sorride e non mi guarda, la prego di accarezzare la mia pelle di togliere pian piano il suo calore di darmi lieve tutto il suo torpore ch'io m'addormenti pigro con nel cuore l'immagine sbiadita.

Epilogo Quando il mio viso non passer? pi? davanti alla tua porta, quando il tuo cellulare non ricever? pi? un mio saluto, quando la mia anima viagger? libera nei sentieri, nei prati, negli spazi sul mare, nelle stanze che ci videro. Quando qualcuno leggerà una poesia a te dedicata, Quando un commento, un'emozione, una lacrima, bagnerà cuore e viso altrui tu ricorderai le mie carezze, ricorderai il mio amore. Se vuoi davvero bene Se vuoi davvero bene, non far soffrir chi ami, gli occhi suoi non far mai lacrimare, detergi la passione dal suo cuore, ansie non darle, neppure alcun dolore. Vile è colui che la sua donna empie inutilmente di tormenti, di inutili e puerili patimenti. Quegli occhi, che sorrisi sanno dare mai fai a lei lacrimare. Soffri in silenzio te, ma a lei dai solo il sole durante tutto il giorno, e bianchi raggi lunari nelle tue notti insonni. A lei dai solo amore tieni per te il dolore tieni per te il tormento disperdilo col vento ed un sorriso dalle se tu puoi e non scordare mai i baci suoi.

Ti avevo avvisato Io ti avevo avvisato, ma tu non l'hai capito, o l'hai inteso volutamente disatteso, sei debole d'udito. Ora al sole te ne stai disteso più non hai la mia paterna protezione, da solo vuoi imparare la lezione, non serve quella altrui, pare non serva più, così va il mondo, io nel mio dramma affondo. Adesso te ne stai a testa in giù, l'inguine le accarezzi affoghi nelle sue mammelle credi alle sue parole cogli le sue carezze. Io t'osserverò da lungi e indifferente lascio scorrere qualche lacrima per un amor ch'è morto, al letto tuo risorto. Ma io lo so come poi andrà a finire anche per te, amico mio, arriverà il dì del fiato corto, arriverà il giorno del soffrire! Primavera 2010 La campana suona ancora: suono assordante, lo scampanio s'espande oltre i colli e le valli, al mare giunge. Frammisto alla risacca si confonde palpiti d'onda ancor diffonde e affonda, dentro il mio cuore ansia e rimorso affoga. E già di nuove primule le cunette ricama ed anche i poggi, lieve il verde dipinge rami e tronchi, i caprioli nasconde, primo battito d'ali e canto lieve vola e ovunque risuona dolcemente dell'usignuolo il canto, allegramente. Il pennello su nel ciel s'allarga i colori rimesta, gira, confonde: i doni d'una natura rinnovata ancor regala e nel mio petto si risveglia quel calore ch'era soltanto un languido tepore. Lla finestra chiusa un sibilo mi sveglia!

Ecco sul cielo terso nuovi rondoni saettano incostanti, ali fluttuanti, picchiate travolgenti, al di sopra dei tetti, per l'erta salita svolazzanti. Puntuali mi invitano a spalancare tutte le finestre a fare entrare un tocco d'aria pura a dare sfogo a questo cuore assente per un amore che rincorro invano, per un pensiero andato ormai lontano. Nota : I primi rondoni svolazzano sul borgo. Nei prossimi giorni arriveranno gli altri. Questi sono i più forti, primi arrivati.

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